Introduzione
Le playlist. Ah, le playlist.
La playlist in sé, come approccio all’organizzazione delle canzoni, è un vero e proprio strumento d’arte che permette di creare ponti tra culture, generi e immaginari in cui noi riconosciamo degli aspetti comuni.
E’ proprio la personalizzazione totale all’uso dell’utente che la concepisce che da personalità a un gruppo di canzoni spazialmente e temporalmente vicine o distanti. In questo senso la playlist è una “canzone fatta di canzoni” che racconta del suo autore, del tempo e del luogo in cui vive, delle sue emozioni e dei suoi interessi.
Ma qual è la definizione di playlist comunemente accettata?
” L’insieme dei brani musicali trasmessi da una radio, fatti ascoltare in un locale pubblico, o appartenenti ad una collezione personale in un determinato periodo di tempo.”
Dizionario Oxford languages e Merriam Webster
Appare chiaro che l’unico limite di una playlist è la durata. Per definizione una playlist è un gruppo di canzoni, trova quindi valore nella limitatezza dei suoi elementi, nella sua durata finita.
La playlist è un pezzo discreto di cultura in cui ci identifichiamo, un corpo finito che ci rappresenta.
C’è un dentro e c’è un fuori.
Ci costringono a discutere seriamente di cosa ci piace e cosa no.
Un po’ di storia
La durata delle playlist ha avuto una evoluzione graduale dettata da degli standard, o almeno fino all’alba dello streaming musicale.
- I vinili, nati sotto forma di compilation di musica dal vivo, hanno una durata massima di 20 minuti per lato se a 33 giri (di 26 minuti se proprio i vuole ridurre la dinamica del suono e quindi compromettere la fruibilità) o di 5 minuti per lato per i 45 giri.
- Le cassette hanno una durata massima di 90 minuti totali (45 per lato, si le cassette hanno i lati).
- Un CD ha una durata massima di 74 o 80 minuti di musica (a seconda della compressione del dato digitale).
Per quasi un secolo le playlist avevano una durata finita imposta da limiti tecnologici del supporto di archiviazione. Erano inoltre oggetti fisici, soggetti a degradazione ma anche facili da scambiare, condividere, clonare, regalare, perdere. Ormai tutti questi limiti fisici sono ricordi del passato.
Nemmeno la capacità del dispositivo di archiviazione è ormai rilevante con il dominio totale dello streaming musicale. Fintanto che avremo connessione (aspetto di cui discuteremo più avanti) potremo continuare ad ascoltare nuova musica.
Il limite oggettivo e imposto è diventato un limite soggettivo e individuale.
Lo scopo di questo approfondimento è quindi elaborare una strategia organizzativa della musica nel contesto moderno, in cui non ci sono limiti di spazio, di tempo, di capacità di archiviazione.
E’ comune la sensazione di totale smarrimento quando si realizza la montagna di musica che si ha davanti e l’impossibilità di ascoltare tutto.
Una volta magari uno poteva immaginare di ascoltare tutti i dischi del negozio di musica della città. Ora sarebbe solo il sogno di un folle.
Da dove iniziare? Di chi fidarsi? C’è un giusto o uno sbagliato?
Inizio intanto con il raccontarti il mio percorso, per poi rispondere a queste annose domande.
[DISCLAIMER: tratterò della mia esperienza, dunque della mia piattaforma di streaming da me scelta, ovvero Spotify. Nei paragrafi riguardanti l’organizzazione pratica della musica impiegherò gli strumenti che fornisce Spotify e dunque non tutti i concetti saranno replicabili uno ad uno in altre piattaforme.]
La mia esperienza
Dopo 3 anni di abbonamento a Spotify mi sono ritrovato ad avere paura.
Io avevo PAURA di ascoltare musica, nuova e vecchia.
Ero talmente disorganizzato da aver quasi rinunciato all’idea di ordinare i più di 1000 brani tra i preferiti, le varie playlist di genere e le playlist condivise con amici.
A mia discolpa, devo ammettere che Spotify non ti incoraggia a fare ordine, ma di ciò ne parlerò in seguito.
Solo due piacevoli scoperte mi hanno fatto riconsiderare questa titanica impresa di pulizia, selezione e categorizzazione della musica:
- su Spotify si possono creare cartelle (solo accedendo da un computer, stranamente) che possono contenere più playlist e anche altre cartelle.
- su Spotify (anche qui solo da pc) le shortcut di taglia, copia, incolla, selezione multipla e simili funzionano. Non devi spostare le canzoni una ad una a mano.
Se desideri farti carico di questa onerosa impresa, allora prepara un computer, uno spolverino e una mascherina per la polvere.
E’ ora delle pulizie di primavera.
Facciamo pulizia
Prima di tutto crea una cartella in cui migrare tutte le playlist che già hai creato: La mia si chiamava “Work in progress”, ma a te la scelta.
Su computer creare una cartella è molto semplice: basta premere il tasto + in alto a destra e selezionare “crea una cartella”.
Per spostare le playlist puoi tranquillamente trascinarle. Per qualche motivo mi è capitato che alcune playlist non venissero spostate al primo tentativo. Prova a pazientare un attimo se si tratta di playlist molto grandi o riprova.
E’ ora di nascondere la polvere sotto il tappeto (momentaneamente): i brani preferiti.
La magia delle shortcut ci salverà la vita in questo caso. Apri i brani preferiti e premi CTRL + A per selezionare tutto il contenuto dei “brani preferiti”. Fai tasto destro su uno qualsiasi dei brani selezionati e scegli “aggiungi alla playlist” e dirigiti nel menù a scomparsa nella cartella appena creata. Selezionata la cartella premi su “+ Nuova playlist” ed il gioco è fatto.
E’ ora di prendere una scelta molto personale:
1- fai come me e togli tutti i brani dai preferiti
2- tienili tra i preferiti e vergognati del tuo disordine per il resto della tua vita
Perché io ho scelto la prima soluzione? Semplicemente perché non trovo sensato sfruttare i brani preferiti come una playlist qualunque.
I ”brani preferiti” possano essere usati come una sorta di *buffer* in cui tenere le canzoni che più ci piacciono in un primo momento per poi spostarle facilmente nelle playlist apposite. Diventa quindi uno spazio di memoria in cui le canzoni transitano momentaneamente.
Inoltre se si desidera vedere se una canzone l’avevamo già salvata mentre esploriamo playlist pubbliche o i profili degli artisti non c’è problema. Con gli ultimi aggiornamenti Spotify non mostra più il cuore delle canzoni nei brani preferiti ma ti indica genericamente se tale brano è in una playlist nella tua raccolta. Very nice.
Le categorie
Supponendo che tu abbia preso la strada numero 1, procediamo con le categorie.
[DISCLAIMER: Ognuno ha tempi e esperienze musicali differenti. Quello che sto per illustrarti è il mio modo di organizzare le cartelle e le playlist. Dopo molte discussioni con amici tuttavia penso di aver raggiunto un buon equilibrio tra l’esperienza personale e una catalogazione più oggettiva. Ti presenterò anche delle “regole” che sei libero di adottare più o meno alla lettera]
Escludendo i “brani preferiti” (che spotify rimuove dalla visualizzazione della libreria se è vuota) creiamo 6 cartelle:
💽 Playlist per genere
🫠 Playlist per mood
🎨 Playlist per artista
🎧 Da ascoltare
🤝🏻 Condivise
💯 Album preferiti
Non permettendoci di cambiare le copertine delle cartelle l’unico modo per personalizzarle è aggiungere una emoji all’inizio del nome. Sentiti libero di copiare quelle qui sopra.Le ho scelte perché sono compatibili anche con la visualizzazione da smartphone.
Per quanto riguarda le playlist che vi risiedono, direi che i nomi sarebbero già abbastanza auto-esplicativi. Per completezza ecco un round up delle possibili funzioni che vi possiamo attribuire.
💽 Playlist per genere
Qui puoi mettere una playlist per ogni genere che ascolti. Sta a te decidere quanto deve essere specifica la distinzione tra generi. Ad esempio, se ascolti molto rap americano vuoi distinguere fra canadian rap, west e east coast rap, Chicago rap, conscious hip-hop etc ?
Puoi iniziare con una classificazione macrospcopica e solo in seguito, dopo esserti acculturato, puoi smembrare la playlist in micro categorie più specifiche.
Personalmente trovo proficuo inserire in queste playlist anche canzoni che magari non sono le tue preferite, ma che rappresentano epsressioni importanti del genere. Se proprio non ti piacciono puoi toglierle ma ascoltare ogni tanto delle canzoni non proprio immediate può fare grandi cose per far crescere i tuoi orizzonti musicali.
Il genere non è tutto. Nel mio caso considero lo stesso genere in lingue diverse come generi interamente diversi. Potrebbe sembrare ovvio ma non è una decisione scontata!
Regole:
- ogni canzone può essere presente solo in una delle playlist (questo vale solo all’interno dell cartelle dei generi)
- ad eccezione di generi “di sottofondo” (nella foto è il caso di *ambient* e *Lo-Fi house*), limitati ad una durata fra le 2 e le 5 ore. Avere playlist ascoltabili in una sessione giova al tuo rapporto con le tracce e ti lega di più a quei specifici brani
- una volta che hai una conoscenza buona delle tracce in una playlist puoi cimentarti nel porle in un ordine preciso. Magari per anno di uscita, intensità emotiva oppure alternando momenti di impatto e più tranquilli.
- non mettere in questa cartella le playlist condivise, anche se sono di un genere specifico. Qui devi tenere solo il meglio della musica che **vuoi te**.
- puoi porti un limite al numero di tracce di un artista specifico all’interno del genere, ad esempio 5, così da costringerti ad esplorare altri artisti del genere che non conosci ed ampliare i tuoi orizzonti. Inoltre così facendo concentrerai il meglio del meglio del genere! Potrai sempre mettere tutti i tuoi brani preferiti di un artista nella cartella dedicata agli artisti.
CONSIGLIO EXTRA:
Se hai il tempo e/o le capacità necessarie puoi cimentarti nel creare le copertine delle tue playlist del genere, mettendo in risalto i tuoi artisti preferiti e rendendo l’esperienza più intima e accattivante per l’occhio. Ti consiglio in caso di utilizzare sfondi monocolore per l’immagine così da creare una associazione immediata tra il colore ed il genere. Oltre ad essere interessante a livello sinestesico, ti aiuta a trovare subito la playlist che cerchi!
🫠 Playlist per mood
Qui puoi sbizzarrirti e mettere playlist legate agli stati d’animo a cui sei più sensibile. Mischia generi, artisti ed epoche musicali quanto vuoi.
La playlist per quando sei triste inoltre non è detto che debba contenere solo musica triste! Quello che una cherchi nella musica è totalmente personale. Vuoi conforto? Cerchi una cura allo stato d’animo? Oppure cerchi di potenziare ciò che senti? A te la scelta .
Qui risiede anche la playlist “A ripetizione” (o “alta rotazione”, se preferisci): un misto di hit di ogni genere e stato d’animo, ottima per ogni momento o quando non hai tempo di scegliere cosa ascoltare. Insomma, la colonna portante del tuo gusto musicale.
Regole:
- non ci sono regole. Vai a sentimento, letteralmente.
- puoi creare delle copertine che riflettano lo stato d’animo a livello cromatico.
🎨 Playlist per artista
Per ogni artista che conosci bene o vuoi iniziare a conoscere meglio, crea una playlist con il nome dell’artista/band.
Per costruirle facilmente puoi procedere così. All’interno della nuova playlist “brani preferiti” cerca il nome dell’artista. Come già fatto in precedenza poi fai CTRL + A e sposta i brani all’interno della nuova playlist dedicata al solo artista. Sentiti libero di rimuoverle una volta spostate dai brani preferiti. A poco a poco riuscirai ad completare l’opera di pulizia dei “brani preferiti”.
Piccola avvertenza: stai attento a non mettere versioni duplicate dello stesso brano inavvertitamente. Per gruppi storici come i Beatles ad esempio esistono molteplici versioni delle grandi hit ed il rischio è concreto. Se vuoi essere sicuro ti basta porre le canzoni in ordine di alfabetico (basta premere sulla legenda dell’elenco chiamata “Titolo”). Se due canzoni hanno lo stesso nome, basterà toglierne una.
Regole:
- Guarda alle versioni delle canzoni. Prendi anche dai “Best of” o dai mix moderni dei brani che ami, per confezionare l’esperienza definitiva di ogni artista.
- Consiglio di non superare gli 80 minuti (la durata del CD, ricordi?) o in casi particolari le due ore. Anche queste devono poter essere apprezzabili in una sessione circa. Se non hai il cuore per ridurre le playlist dei tuoi artisti preferiti a sole due ore, allora ti consiglio di separare la playlist in “volumi”, volendo anche tematici o legati al cambio di stile degli artisti. Ad esempio molti artisti con l’avvento degli anni 80 hanno cambiato stile.
- Riascolta, se hai il tempo, la discografia completa dell’artista prima di compilarne la playlist. Prenditi il tempo di fare il punto sull’artista ed approfondisci anche gli album che hai sempre trascurato. Non tralasciare gli album live: spesso, a discapito della qualità sonora, hanno versioni differenti e talvolta migliori dei brani in studio.
- In caso di canzoni multi-artista, sentiti libero di scegliere se metterle nelle rispettive playlist di ogni artista.
🎧 Da ascoltare
Nella cartella “da ascoltare” crea due altre cartelle:
- playlist da ascoltare
- album da ascoltare
Spotify è pieno di playlist curate da persone e (soprattutto) da algoritmi. Lunghe o corte che siano, quando le si trova non si ha quasi mai il tempo di ascoltarle. Ti basterà metterle nella cartella apposita in attesa del momento.
CONSIGLIO EXTRA:
Le playlist migliori che ho trovato sono quasi sempre playlist curate dagli artisti che più seguo. Vai nel profilo dei tuoi artistic preferiti e cerca le loro playlist curate. Inoltre se vedi diverse canzoni che già conosci in queste playlist è spesso un buon segno: vuol dire che probabilmente ti piaceranno anche le altre.
Queste playlist una volta ascoltate vanno smembrate ed eliminate.
Non devono quindi diventare il tuo modo abituale di fare esperienza di un genere, di un artista o di un periodo musicale. Esse incoraggiano un rapporto consumistico alla musica, del tipo usa e getta, sempre volto a nuove aggiunte (non approvate da noi, ovviamente).
Il rischio di trovarsi privati dei propri pezzi preferiti è sempre dietro l’angolo. Non fidarti dei curatori al 100%.
Ora veniamo alla cartella degli “album da ascoltare”. Sebbene Spotify abbia una funzione per aggiungere un album alla propria libreria, questa risulta problematica.
Dopo aver scelto l’album da aggiungere alla nostra libreria esso appare in mezzo alle cartelle che abbiamo creato.
Dovremo quindi salvare nella nostra collezione gli album con il simbolo del “+” e poi dovremo trascinarlo dentro alla cartella prescelta. Una volta fatto ciò (aspetta che appaia la notifica dello spostamento in basso) rimuovi l’album residuo nella collezione. Abbiamo a tutti gli effetti creato una playlist con il nome, la copertina e le canzoni dell’album salvato, quindi per Spotify esso conterà come una playlist e non un album.
Questo approccio ha sia dei vantaggi che degli svantaggi:
Vantaggi:
- Possiamo tenere questi album/playlist in una cartella dedicata senza intasare la home della nostra collezione.
- Possiamo sfruttare la descrizione del’album/playlist per scrivere una recensione dello stesso (e relativo voto se ci piace)! Very nice.
- Volendo possiamo togliere le canzoni che proprio non ci piacciono dagli album, ovviamente andando a scovrascrivere la volontà dell’autore. Ma tanto è il nostro profilo, quindi a chi interessa?
- Nella possibilità che uno degli album da te ascoltati diventi immediatamente un must, ti basterà fare tasto destro e poi muoverlo nella sezione “💯 Album preferiti”
- Quando non sai cosa ascoltare puoi ricondurti con facilità ad una playlist o album che ti eri salvato in precedenza, senza perdere tempo a cercarlo. Ti troverai ben presto ad ascoltare molta più musica nuova avendo un rituale ben consolidato per l’ascolto e la ricerca.
- A colpo d’occhio avrai subito una idea di quanti e quali playlist e album hai da recuperare. Vedere queste due cartelle che mano a mano si svuotano è un grande piacere.
- Non dovrai più correre dietro alle novità quando Spotify decide di cambiare le canzoni nelle tue playlist algoritmiche preferite. Imparerai a dedicare dei momenti precisi alla scoperta di nuova musica, mentre altri a conoscere meglio ciò che già ascolti e ami. Così facendo potrai porti con atteggiamento diverso alla scoperta rispetto al comfort dell’abitudine.
Svantaggi:
- Per Spotify l’album conterà come una playlist, quindi quando creerai una nuova playlist avrà il nome di “Nuova playlist numero n.281” facendoti sembrare un pazzo.
- Se un amico guarda il tuo profilo Spotify verrà inondato anche dalle playlist/album: potrà sembrare strano infatti ma Spotify non mostra la gerarchia delle cartelle agli altri utenti. Basta quindi essere chiari con i nostri amici quando esplorano il nostro profilo. In questo ci vengono in aiuto le copertine personalizzate ceh risultano facilmente riconoscibili nel mare delle playlist/album.
- Per spostare una playlist o un creare una playlist da un album all’interno di una cartella bisogna usare il pc. Non chiedermi il perché.
- Se vuoi mettere in shuffle le playlist all’interno di una cartella devi farlo dal pc. Non chiedetemi il perché. Paradossalmente si poteva farlo da telefono una volta, poi hanno rimosso la funzione.
🤝🏻 Condivise
Qui risiedono tutte le playlist di cui sei collaboratore o fondatore. Questo è un posto dove giocare e sperimentare, senza il rischio di compromettere il tuo modo personale di esperire la musica. La scoperta in questa cartella è all’ordine del giorno, sentiti perciò doppiamente sollecitato a scoprire musica nuova per poterla condividere e parlarne con i tuoi amici.
Per la mia esperienza personale, prediligi le playlist collaborative vecchia scuola e non quelle generate algoritmicamente, ovvero i “blend” di Spotify. Queste ultime non rispecchiano veramente le tue preferenze musicali e sostituiscono a intervalli non personalizzabili le canzoni. Not very nice.
Per esperienza ho trovato molto efficace imporre delle regole precise alle playlist collaborative.
Ad esempio:
- Ogni tre giorni ogni membro aggiunge N canzoni alla playlist, rimuovendo quelle che vi aveva messo precedentemente.
- Al termine dell’ascolto individuale ogni membro indica la propria preferita tra quelle scelte da ogni altro partecipante.
- Dopo X mesi le scelte vengono raccolte in una playlist”Best Of” separata.
Altro tipo di playlist che risiede qui sono quelle dedicate ai “consigli per l’ascolto”. Poni il caso che un amico ti chieda di aiutarlo ad approfondire la conoscenza musicale di un genere di cui sei grande appassionato. Consigliargli la tua playlist personale dedicata al genere potrebbe essere la scelta più ovvia ma anche problematica.
Ecco alcuni problemi che potrebbero sorgere in tal caso:
- E’ troppo lunga per dare una panoramica efficace ad un inesperto.
- E’ troppo personale per consigliarla a qualcun altro. Le canzoni più tecnicamente complesse o appartenenti all’ala più *avant garde* del genere potrebbero dissuadere e alienare troppo un nuovo ascoltatore.
- Rischieresti di omettere grandi nomi del genere che semplicemente a te non piacciono così tanto, ma di cui riconosci il valore e l’importanza. Fa si che sia il tuo amico a decidere cosa gli piace, non imporgli solo il tuo gusto.
Per questi e altri motivi ti consiglio di creare delle playlist introduttive studiate per l’occasione. Puoi crearle clonando la playlist del genere di riferimento che già possiedi e modificarla poi in funzione dello scopo.
Chi lo sa, effettivamente queste potrebbero diventare un luogo dove anche il tuo amico può aggiungere le sue scoperte ed iniziare a costruire la propria playlist.
💯 Album preferiti
Anche qui valgono le stesse considerazioni in merito al funzionamento degli album/playlist. Detto ciò, avere a colpo d’occhio una panoramica delle proprie conquiste musicali è una grande soddisfazione.
E’ molto utile per fare il punto delle tue preferenze musicali, delle tue lacune e dei tuoi grandi amori. Ma quando possiamo veramente dire che un album sia uno dei nostri preferiti?
Ecco alcuni criteri pratici che io impiego sempre:
- Questo album lo vorresti in formato fisico come vinile o CD? Un artwork eccezionalmente realizzato o semplicemente geniale dice molto dell’album che vi sta dietro.
- Di questo album, ti piacciono solo due tre canzoni o quasi tutte? Personalmente qui ci sono solo gli album che io considero quasi perfetti dall’inizio alla fine. Magari escludendo due/tre canzoni al massimo.
- Questo album ha rappresentato un momento o un periodo della tua vita? Il legame affettivo con un prodotto artistico in molti casi vale di più dei meriti oggettivamente riconosciuti dalla critica al prodotto. Se ami o hai amato follemente un album poco considerato o addirittura osteggiato, questa è la tua occasione di affermare i tuoi gusti per rendere ancora più intima e personale la tua collezione.
- Questo album piace a te perché piace agli altri? Non mettere album acclamati dalla critica o dal pubblico solo in quanto tali. Non devi dimostrare niente a nessuno: se non ti piace un capolavoro acclamato da tutti, fa niente.
- Questo album ti ha comunicato qualcosa di concettualmente e/o emotivamente nuovo? Prediligi gli album sono ben di più di un insieme di singoli tenuti insieme con lo scotch.
- Quando vedi la copertina di questo album, ti viene voglia di ascoltarlo tutto da cima a fondo? Se la risposta è sì, allora questa musica parla veramente al tuo cuore.
Come costruire una routine di ascolto funzionale e sostenibile
Dopo questo lungo trattato sulla organizzazione generale dei brani nelle playlist è necessario che ti spieghi come mantenere questo ordine nella fretta della della vita di tutti i giorni.
In base a quanto tempo e attenzione puoi dedicare alla musica dividere il tuo percorso musicale in quattro “momenti”:
- poco tempo e poca attenzione: ascolta la musica che più ti rilassa e ti mette di buon umore, quella che già conosci profondamente.
- poco tempo e tanta attenzione: mettiti ad ascoltare un album nuovo per intero oppure metti in causale una playlist nuova.
- tanto tempo e poca attenzione: riordina i brani che già hai, rivedi quelli che hai selezionato e posto nei “brani preferiti” momentaneamente e decidi se aggiungerli ad una playlist o eliminarli.
- tanto tempo e tanta attenzione: dedicati a riascoltare l’intera discografia di un artista per poterne creare una playlist dedicata. Oppure fai degli “assaggi veloci” delle playlist in casuale per verificare che siano ben a fuoco.
Quando ascolti musica nuova quindi puoi:
- aggiungila senza preoccupazioni ai brani preferiti
Quando hai tempo per sistemarla:
- spostala in una playlist attinente o elimina il brano
Può essere proficuo segnare una data al mese sul calendario digitale (fidati che te ne dimenticherai altrimenti) dedicata a migrare le canzoni dai “brani preferiti” alle playlist dedicate. Non ricadere nella tentazione di lasciare la tua collezione a se stessa.
Tecniche aggiuntive
In questa penultima sezione ti consiglio delle “tecniche” che potrebbero adattarsi meglio al tuo modo di ascoltare musica. Prendile come spunti o scorciatoie per rendere il lavoro di classificazione e scoperta più rapido e divertente.
Tecnica “per riduzione”
Se non disponi di molto tempo per creare una playlist di un genere che non conosci bene allora la seguente tecnica potrebbe fare al caso tuo.
Clona la playlist di un tuo amico + un paio di playlist di Spotify non troppo lunghe tutte riguardanti il genere o l’artista che desideri approfondire. Ottimo, ora hai una playlist presumibilmente di 5 ore con canzoni che non conosci. Mettila in play nei momenti in cui non hai niente da fare o sei impegnato nelle faccende di casa (ogni tanto puliscila quella scrivania!). Non salvare le canzoni che ti piacciono di più, ma al contrario elimina tutte quelle che ti sono piaciute di meno. Non devi per forza eliminarle subito, magari aspetta un paio di ascolti per rimuoverle con tranquillità.
In poche sessioni vedrai che la playlist si sarà ridotta ad un numero più limitato di canzoni.
Questo processo per riduzione porta risultati più in fretta, al prezzo di un pochino di lavoro nel rimuovere i brani. Così facendo però eserciterai un giudizio più forte sui brani e li ascolterai meglio, definendo i tuoi gusti nel genere in modo preciso in quanto ogni canzone “rischia” di essere rimossa. Come una scultura viene ricavata da un unico blocco di marmo, così scalpello alla mano il tuo gusto emergerà dalla massa informe di canzoni che hai raccattato.
Cerca di ridurre la playlist così creata ad una lunghezza pari a quella consigliata nelle “playlist di genere” o nella “playlist per artista”.
Tecnica “mensile”
Se non ti senti a tuo agio nel riordinare i brani che transitano nei “brani preferiti” nei momenti morti della giornata, puoi scegliere di dedicare una o due ore alla fine del mese per riordinarli. In caso avessi saltato uno di questi momenti di riorganizzazione mensile, puoi sempre creare una playlist con i brani lasciati indietro del mese passato.
Per nessun motivo tuttavia devi lasciare per più di un mese i brani fermi nei “brani preferiti”. Rischieresti di tornare ad essere un accumulatore seriale.
Puoi mettere le collezioni mensili dei brani scoperti da riorganizzare all’interno della cartella “playlist da ascoltare” poiché con il passare del tempo cambierai gusti ed opinioni e la musica che un tempo avresti aggiunto immediatamente alla tua collezione potrebbe non entusiasmarti più
Tecnica del cestone del supermercato
Come nella tecnica “per riduzione”, prendi un buon numero di playlist di genere curate dagli artisti stessi e/o dai tuoi amici e fondile in un mix di decine di ore e che in questo caso non ascolterai mai per intero. L’ obiettivo di questo mix casuale è potervi attingere in qualsiasi momento ascoltandolo in shuffle.
Così facendo quando vorrai ascoltare musica nuova ti basterà dirigerti verso la cartella “playlist da ascoltare”. Puoi anche continuamente aggiungere altre playlist al cestone delle scoperte.
Questa tecnica è ottima in combinazione con quella “per riduzione” in quanto avrai un modo veloce per conoscere artisti sempre nuovi e risorse aggiornate per integrare la playlist che stai limando a poco a poco.
Tecnica dell’intenditore
Può capitare che alcuni artisti, soprattutto di media grandezza, tengano nel proprio profilo Spotify delle playlist da loro curate riguardanti il loro genere. Sebbene non sia facile trovare tali tipi di playlist curate te ne basterà scoprire una per vedere la ovvia differenza con le playlist curate da Spotify. Troverai molta più musica di nicchia e brani che hanno definito il sound dell’artista che cura la playlist
Tecnica GPT
Non si direbbe, ma chatGPT è un mezzo estremamente potente per conoscere nuovi gruppi e artisti. Non solo fornisce consigli puntuali ma li ha contestualizza e mette in relazione. Così facendo ti sarà molto semplice costruire una rete organica di collegamenti fra gruppi passati e presenti e i riespetti periodi di appartenenza. Ricorda però di non prendere per oro colato le informazioni che ti fornisce, e di approfondire amche attraverso altri fonti.
Strumenti utili
In ultima battuta ti consiglio degli strumenti che ho trovato utili per approfondire generi, artisti e per gestire le playlist:
- Wolfram music ti permette di scoprire informazioni dettagliate riguardo artisti, album, canzoni e molto altro. Come ChatGPT ma a mio avviso più diretto e sintetico.
- Pitchfork è ottimo per cercare pezzi ben scritti sui trend e album del momento a livello internazionale.
- Canva è una webapp ottima per creare facilmente le copertine delle tue playlist.
- Spotlistr cover maker è un altro strumento per creare cover ancora più facilmente.
- Spotlistr ti consente di fare un sacco di cose. Ho trovato molto utile però la funzionalità che ti permette di inserire il link ad un video, un post di reddit o una playlist youtube e di convertirla automaticamente in una playlist Spotify sul proprio profilo.
In conclusione
Ascoltare musica, classificarla, approfondirla richiede dedizione e interesse.
Affidarsi alle sole playlist algoritmiche è semplice (troppo semplice) ed è anzi il modo che le piattaforme di streaming online suggeriscono. Questo approccio usa e getta dei brani, questa depersonalizzazione dell’esperienza e uniformazione dei gusti sono la morte del legame tra i brani e noi.
Avere una modalità di approccio alla musica ben chiara in testa ci permette di evitare quella paura e smarrimento di cui ti ho parlato all’inizio. Con un pizzico di dedizione e tempo vedrai crescere la tua collezione musicale in modo organico e avrai sempre sott’oocchio i tuoi gusti e soprattutto le tue lacune, spingendoti ad ascoltare anche quei generi per cui non avevi una playlist dedicata.
Sperando di esserti stato utile, ti auguro buon ascolto!
