Riscoprire la gioia di produrre musica

Per cortesia di Audient

Introduzione

Sono passati ormai 7 anni da quando ho scoperto per la prima volta il mondo della produzione musicale su pc, come diretta conseguenza delle mie esperienze con l’ascolto assiduo di musica elettronica e il djing. Come per tutti coloro che si approcciano la prima volta al mondo della produzione la strada appare una ripidissima salita: qualsiasi azione sembra contro intuitiva, inutilmente complessa, oscura. Solo chi è veramente interessato ad imparare un nuovo modo di pensare la musica trova la voglia (e il tempo) di proseguire.

Inutile dire che i primi 2 anni di musica sono costellati da tracce perlopiù dimenticabili ma nate da una grandissima voglia di creatività. La pressione di dover realizzare un prodotto fatto e finito ancora non c’è e tutto il mondo è un esperimento continuo.
L’importante è fare, non fare bene.

D’altronde, non ci si aspetterebbe mai che le prime case disegnate da un bambino possano stare realmente in piedi senza causare morti e feriti gravi.
Per molti i primi 2 anni sono una infatuazione amorosa destinata al seppuku. Tante ore spese davanti il computer, tanti sforzi per imparare mille concetti più o meno oscuri (MIDI, automazioni, mixing, teoria musicale e chi più ne ha più ne metta) ma senza arrivare ad un reale risultato soddisfacente. Tutto suona “musica da videogioco”, “ripetitivo”, “sbagliato”. Ormai gli strumenti li hai imparati, ma che per farci cosa ora? Prima o poi con il legno e il martello dovrai farci una sedia che non ti faccia rompere il femore.

Mollare o rilanciare?

E’ proprio a questo punto che la strada si divide in due: proseguire e decidere di impegnare ANCORA più tempo per fare il salto di qualità, anche a costo di pagare per lezioni private o corsi online oppure abbandonare il tutto perché ci si sente irrimediabilmente negati.

Questo primo bivio è evidente. E’ pieno nei mercatini online dell’usato di controller MIDI, tastiere, sintetizzatori, schede audio come nuovi destinati ad una miglior vita in quanto il loro ultimo proprietario ha abbandonato il sogno della produzione musicale per hobby più rapidamente soddisfacenti, dal più alto livello di feedback e meno solitari.

Perché intraprendere un percorso di mixing, produzione, composizione è anche una questione caratteriale. Mentre impari il 95% delle volte sei solo, davanti ad un manuale o video YouTube in inglese con software diversi dai tuoi e che dovrai riguardare più e più volte per capire a fondo.

Quasi sempre poi un feedback informato, utile e conciso non c’è: non saranno i tuoi parenti o amici che non hanno alcuna esperienza in merito a indicarti i tuoi errori e la strada giusta da perseguire. Il mondo attorno a te è fatto di persone che si aspettano che la musica esca fuori da un lampo di genio, già mixata e confezionata nel momento stesso in cui la si suona. E non hanno colpa, loro sono il pubblico.

Qualcosa da dire

Ci vuole anche una buona dose di egocentrismo per proseguire: devi pensare di aver “qualcosa da dire”, di saperne una più del diavolo, di poter credere in un sogno.
Non ci sono scorciatoie, solo testa bassa e voglia di migliorare.

Dopo questi 2 anni mettiamo caso che si continui il proprio percorso, come ho fatto io. Ci si rimbocca le maniche e si cerca di tappare i buchi tecnici. Come degli artigiani, si produce (quasi) tutto a mano.

Dai pattern di percussioni alla copertina del proprio brano. Perché fare musica nel 2025 in modo indipendente vuol dire anche essere un grafico, un addetto al marketing, un social media manager, una etichetta discografica, un fotografo, video editor e molto altro.
Non c’è AI che renda la vita più semplice se si vuole qualità e personalità.

Ecco che nel giro di 5 anni si è passati dallo sperimentare con rumori ad avere 5 lavori non pagati. Il burnout è alle porte, ma ormai si è speso troppo tempo, sudore e soldi per mollare tutto. Specialmente se dopo questo periodo non si sono ancora trovati amici con lo stesso interesse e voglia di fare, la pressione (e depressione) è alle stelle.

A questo punto emerge dal subconscio una domanda, stupidamente importante, a cui forse non ci si è mai degnati di rispondere:

Ma io, dalla mia musica, cosa voglio?
Voglio produrre per me? Voglio produrre per altri? Voglio mixare? Voglio fare il beatmaker? Voglio cantare? Voglio fare cover?

Voglio dire qualcosa? Voglio dimostrare qualcosa?
Se si, a chi? A me? Agli altri?

Tutte le risposte sono valide e comprensibili, ma pur di risposte si parla. Gli anni sono passati e ormai dovresti aver capito cosa ami e cosa odi del lungo processo della produzione musicale.

Se fare musica è diventato solo un altro 9 to 5 oltre al lavoro e/o alla scuola, una abitudine morbosa che si protrae senza vero godimento interiore, potrebbe sembrare che la fine sia vicina.

Cambiare punto di vista

Ma c’è un ma. Forse il problema non è che non sei più creativo come una volta, che non hai più energie e capacità. Forse hai solo focalizzato i tuoi sforzi sul processo sbagliato, intrappolato nel mondo digitale e perfetto della musica, lontano dalla immediatezza.

E qui veniamo al mio personale bivio.
Dopo 6 anni di produzione digitale su computer ho preso un periodo di pausa e ho deciso di focalizzarmi sull’aspetto performativo, live, improvvisato, imprevisto.

Armato di synth, drum machine e groovebox (spendendo una cifra comunque per me significativa) ho deciso di passare dal “patinare” musica al “performare” musica.

Questo approccio fisico ha diversi vantaggi:

  • impari ad accettare gli errori più facilmente: puoi sempre rimediare finché non premi il pulsante stop.
  • hai un feedback tattile e *one to one* con i tuoi strumenti, permettendo un approccio diretto, immediato e personale con oggetti fisici.
  • ogni momento è una continua sorpresa: non sei mai ad aggiustare il microtiming di una nota fuori posto ma cominci a pensare alla musica come arte tutta d’un pezzo, nella sua interezza.
  • integri la sorpresa nel tuo processo creativo: gli occhi che prima guardavano uno schermo ora lasciano spazio alla intuizione del momento, al “cosa succede se”, alle orecchie che guidano le mani.
  • ti liberi dall’ansia di conformarti ad un canone: non esiste arrangiamento, sei TU l’arrangiamento: ti lasci guidare non da regole ferree imparate su youtube ma da come ti senti sul momento.
  • puoi condividere più facilmente il processo creativo con altri anche non direttamente interessati alla produzione: Socialmente, è una skill più accettata e ritenuta cool.
  • Sei costretto a capire i tuoi strumenti nei loro pregi e limitazioni. Non puoi più correre dietro a 100 tracce di percussioni diverse contemporaneamente. La tua attenzione e manualità sono il limite che riduce lo *scope creep* della musica che sei capace a creare.
  • Sul momento sei portato a creare ciò che pensi sia giusto, non quello che tecnicamente ritieni più piacevole per gli altri. Il tuo carattere e gusto musicale escono subito e direzionano tutto.
  • Comprendi nel profondo come funzionano gli strumenti che prima erano solo disegni virtuali sullo schermo. Non solo “capisci” cosa le manopole e i tasti fanno, ma “senti” cosa fanno. Sintesi FM, sottrattiva, granulare diventano nozioni reali.
  • Non devi fingere un personaggio, ma sei te stesso nell’atto creativo. Il valore della tua identità musicale non sta dietro ad una bella grafica o photoshoot, è la musica che parla da sé.
  • Produrre content è semplicissimo e coinvolgente. Per il tuo pubblico vedere una performance è enormemente più intrattenente di vedere una registrazione dello schermo di una DAW.
  • Una volta rodato il proprio setup, tutto è sempre pronto all’azione: non c’è un computer che deve aggiornarsi, plugin che si corrompono, SSD che muoiono, chiavette che si perdono.
  • C’è un feedback positivo di idee: più fai e più pensi a come proseguire nella traccia, forte del fatto che ormai hai imparato la direzione musicale dei generi che produci e ascolti in continuazione.
  • La musica acquista valore anche per la sua unicità temporale: difficilmente ricreerai la stessa performance due volte allo stesso modo.
  • per quanto un minimo di mixing sia necessario, il mixer diventa uno strumento creativo e performativo, non solo un incubo tecnico. Fai la cosa giusta perché senti che è la soluzione giusta, non perché hai imparato che è così.
  • le limitazioni pratiche e tecniche del setup ti permettono di focalizzarti solo sul 90% della produzione che conta: una bassline groovy, una melodia che funziona, delle batterie e percussioni coinvolgenti e non a bloccarsi nel rendere perfetto il 10% che non noterà nessuno.
  • copiare i tutorial non è più una “scorciatoia” utilizzabile. Sei tu davanti alle tue reali capacità, senza grandi aiuti esterni. Sei costretto a imparare un pezzo alla volta.

Un balzo in avanti non per tutti

Non tutti questi punti forti però sono da considerarsi immediati o facili: il mondo della musica live, elettronica o meno che sia è complicato, sfaccettato e diviso in mille prezzi, usi e funzioni.

Tra i punti deboli posso annoverare:

  • costi generalmente elevati per attrezzatura che spessa manca di funzioni considerate basilari su una DAW.
  • alimentazioni diverse per dispostivi diversi. TANTI cavi.
  • ingombro fisico non indifferente.
  • comprendere come i propri dispositivi interagiscono e entrano in conflitto. Saper risolvere problemi senza una guida precisa.
  • imparare almeno ad un livello basilare il protocollo MIDI o l’routing audio di mixer, looper, catene multi effetto etc.
  • inseguire lo strumento perfetto al proprio scopo
  • l’incubo di trovarsi a creare “loop” abbozzati e non sapere come proseguire.
  • piccola giungla di cavi per tenere tutto connesso.
  • setup mobile per poter performare in giro pesante e laborioso da costruire.
  • la cosiddetta G.A.S: Gear Aquisition Syndorme, ovvero la corsa al nuovo gear appena uscito e che sembra essere la panacea di tutti i nostri problemi.

Queste limitazioni tecniche, fisiche, economiche si rivelano ben presto però delle benedizioni (a parte il peso, quello mai). Doversi ingegnare, ridurre la scala di ciò che si vuole fare e risolvere problemi fisici e non più digitali porta ad essere più soddisfatti del proprio lavoro e da un senso di progresso e realizzazione materiale.
Non sono certo le 8 o 16 tracce a limitare la tua creatività, anzi. Reinterpretando Dieter Rams, potremmo dire che il focus è realizzare un setup soddisfacente con “as little gear as possible”.

Un nuovo equilibrio

Le idee forti che nascono e sopravvivono il test della performance sono degne di essere imbellite e impacchettate in un oggetto fatto e finito. Questo ti obbliga a passare dal mondo MIDI della composizione ad un approccio focalizzato al risultato: per passare alla fase di rifinitura e mixing dovrai necessariamente stampare in formato audio ciò che avevi prodotto in modo *live* su altri dispositivi.

Il grosso del lavoro lo hai già fatto e rodato, e il feedback te l’ha dato il pubblico stesso. Chi meglio di loro?

La tua musica manca solo della patina che rende il pezzo non solo una forte hit sul palco, ma anche un piacevole ascolto nel comfort di casa propria. E se non sei disposto a imparare a mixare e fare mastering, puoi sempre rivolgerti agli infiniti professionisti online specializzati nel genere che ti riguarda. Devi rendere la tua musica degna di entrare a far parte delle colonne sonore delle vite delle altre persone.

Ecco che seppur con qualche intoppo e passo falso ci si ritrova a fare grandi balzi in avanti nell’arco di poco tempo: l’arrangiamento, il gusto, l’efficacia non sono più pesi incombenti mentre si è seduti davanti ad uno schermo con la paralisi della scelta ma prodotti spontanei della propria attività di live jamming. All’improvviso la voglia di sperimentare e creare torna, ma con la consapevolezza tecnica di diversi anni di produzione sulle spalle.

E poi viene il punto più importante, la gioia. Perché senza la voglia di creare musica che diverta per primo te stesso, difficilmente durerai a lungo. Ti immagini abbandonare anni di un hobby che ti piace solo perché non sei disposto a cambiare approccio?

Le tue mani sono le automazioni
La tua mente l’arrangiamento
La tua destrezza le transizioni
il tuo battito il ritmo
La tua esperienza la melodia
Il tuo gusto la firma sonora
il tuo pubblico il feedback
la tua abilità il valore

Prossimamente pubblicherò un articolo riguardante il concepimento, i passi falsi e le evoluzioni del mio attuale setup.